Mai, diversamente (2)
Possiamo scegliere chi essere, cosa diventare?Ieri notte ero intenta a preparare pane.
L'avevo dimenticato a lievitare, in realtà, ed ero andata a letto nell'amnesia.
Poi ho ricordato d'improvviso fra pensieri insonni, quelli dei sospesi a cui non sai dare risposte.
Mentre il pane era, finalmente, in cottura sono giunti i miei ragazzi spaventati per due che stavano litigando proprio sotto i terrazzini della mia casa.
Abito al terzo piano di un condominio, accanto una fermata della metropolitana, accanto un bel parco molto grande.
All'ingresso della metropolitana deserta c'era un ragazzo giovane, il quale stava urlando contro una ragazza coetanea.
Ho atteso.
Ho pensato: adesso smette, si calmano.
Invece il ragazzo ha cominciato a dare schiaffi alla ragazza, nel mio sgomento, e poi pugni.
Lei a terra e lui a colpirla con calci.
Sono rientrata ed ho preso il telefonino: tremavano le dita.
Il ragazzo ha aumentato i colpi, ed allora ho urlato: "Sto chiamando la polizia!"
Composto il 112 ho parlato in maniera chiara e comprensibile, poche parole in maniera si localizzasse subito la zona.
Altre mie urla nel tentativo di rassicurare la ragazza, a cui stava svanendo la voce.
Ho sperato, dall'alto del terrazzino, di riuscire a farlo smettere, farlo spaventare.
Ma sono stata poco furba perché il ragazzo ha visto di me.
Attorno un silenzio incomprensibile, i battenti tutti chiusi, un giovane che guardava a distanza proseguendo per la sua strada.
Non sono così.
Al posto di quella ragazza avrebbe potuto esserci mia figlia, avrei potuto esserci io.
La polizia è arrivata nel silenzio, e nello stesso hanno risolto: una volante ad un ingresso della metro, l'altra sotto il mio terrazzino.





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