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Odore di pane.Ho cominciato a prepararlo che era già tardi.
L'amica, che ho incontrato stasera, telefona sempre come si trattasse di un'urgenza.
Siamo rimaste sedute due ore, momenti in cui le vicende hanno assunto forma e sollievo nella condivisione. Lei aveva gli occhi stanchi.
Scrivo con due dita velocemente, sul piccolo riquadro bianco del documento posto nell'angolo del monitor.
Di sottofondo le note del piano, 'Round Midnight', che il piccolo sta provando da nuove partiture. Penso: 'chissà quante persone sono così fortunate'.
Torno col ricordo alla bambina che ero, che girava dietro il palco durante le esibizioni del nonno.
Innato, ma ereditario, il talento del 'piccolo'?
La 'grande', adolescente, è come me: scrive sempre e bene, descrive l'arte con passione.
La passione di entrambi, forse, è la mia.
Ragazzetti e monelli, tutti e tre.
Non resto spesso al pc di notte. Di notte le cose sembrano difficili.
Trascrivo ad intervalli i pensieri, invidiando le pagine gialle della mia Moleschine.
Domani le riempirò di profili, e figure regolari che ho già tracciato nella mente, come dozzine di foto inquadrate nel pensiero prima di scattare.
Sono in attesa, tutti quei disegni, nella punta antracite della matita con gommina bianca.
Non riesco a chiudere gli occhi, stasera, forse perché non mi va di vedere cose che non sono vere.
Desidero restare con le mani nella terra, ad affrontare le pietre che subentreranno nella malattia di mio padre, forti gli uni negli altri per scacciarle via, e sciacquarmi le dita nell'acqua più fresca.
Voglio toccare la pelle di ognuno e pensare che siamo ancora tutti qui.
Di notte cammino scalza sul legno scuro del pavimento di casa, incrocio le gambe sul velluto rosa del divano, fra i colori caldi e l'odore di noce.
Lascio una luce accesa finché non sono a letto. Nel silenzio dei passi, per non svegliare chi dorme: io e il gattino.




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