Milo (0)
Acquerello e pastelli, che ho realizzato quando avevo 18 anni.La foto è ripresa col cellulare (un giorno riuscirò a predisporre tutto il materiale che ho)

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San Valentino (2)

Desiderando pensare a qualcosa di molto candido e bello, a proposito di San Valentino, torno con la memoria ai miei quasi vent'anni e ad un ragazzo di nome Giacomo.
Bello, buono caratterialmente, sempre accompagnato dal suo migliore amico, ed io innamorata a sua insaputa.
La sera di un 13 febbraio, mentre ero diretta alla fermata del bus in loro compagnia e dell'amica di studio, l'amica propose di fidanzarci tra noi per il solo giorno successivo, corteggiando Giacomo. Ma lui rispose allegramente ribadendo come gli riuscisse difficile baciare un'amica.
Di conseguenza, e per mia fortuna, la proposta restò incompiuta.
Ci scambiavamo spesso sguardi, in quei giochi stupidi e mai svelati che non dimentichi più.
Giacomo partì per l'Emilia dopo pochi mesi, e non fece ritorno a causa di un grave incidente stradale.
Quando ripenso a lui lo vedo, poggiato alla vetrina del bar dove ci fermavamo per la colazione, mentre mi rivolge il muso del pechinese di sua madre e dice: "Dai baci a Roberta, su...".
E la chiamano: Burocrazia. (1)
L'iscrizione di un progetto pubblicitario, realizzato a seguito di una specifica richiesta legale.Questa, in sintesi, la meta da raggiungere per me ed una mia collega.
Così ci diamo appuntamento sabato mattina alle 7 e 30, ma il treno regionale parte davanti a noi, perché ho fatto tardi nel sistemare i ragazzi coi nonni.
Prendiamo, al volo ed è il caso di dirlo, un comodo bus a 100 mt dalla stazione, e raggiungiamo Napoli in tempo per recuperare il treno perso al mattino.
E Roma... piove appena. Taxi e soltanto questo mezzo di trasporto tutto il giorno: raggiungiamo il Ministero.
Occorre avere i budge per salire, ma prima passiamo per i controlli: l'allarme suona sempre. Lasciamo borse, accediamo dalla porta senza cappotto... ci fanno procedere arresi dalla nostra imbranataggine.
L'addetto ai budge non sa in che ufficio indirizzarci. Gli mostriamo l'articolo di legge in cui è riportato il nome esatto delle dipartimento e lui, esterrefatto, chiarisce questi non esiste ancora e nonostante la norma sia operativa da tempo. Ma ci indica un ufficio direttivo e procediamo verso le porte magnetiche.
Come passare? Il budge rivolto verso la serratura nera ed il meccanismo scatta: entro nella sala controllo, esco da un'altra porta, e la mia amica tarda ad arrivare perché ha commesso un errore di lettura bloccando il meccanismo.
Saliamo al quarto piano: centinaia di porte identiche e chiuse, su tutte la stessa simile dicitura.
Bussiamo alla porta col numero segnalato all'ingresso, ed il signore anziano specifica di non sapere nulla del progetto, ma illustra, contemporaneamente, dozzine di giustificazioni e spiegazioni sul "non si sa" quale ufficio e per "chissà che misterioso" dirigente con segretarie che, pare, neanche rispondano ad ipotetiche telefonate d'informazioni.
Stringe le nostre mani, firma il foglio che occorre a noi per uscire dal ministero e saluta richiudendo la porta del suo ufficio.
Io e la collega ci guardiamo comprendendo al volo i pensieri, e chiediamo ai primi avventori informazioni sull'ufficio citato nel decreto legge. Ci pilotano verso due, e poi tre stanze errate: qualcuno è gentilissimo, un altro scocciato perché lo abbiamo interrotto durante la pausa colazione.
Ogni incaricato parla di un ufficio diverso, nell'enorme similitudine degli incarichi.
Accediamo al reparto informatico: una signora bionda ed un ragazzo ci accolgono con estrema gentilezza e disponibilità. Ci accomodiamo nel ristretto e buio stanzino, e penso i due colleghi siano uniti ed amici nel dolore... Ma la signora legge l'intero articolo di legge, spiega con chiarezza il significato della dicitura, ascolta le nostre perplessità. Ci fornisce il nome di un responsabile e dei suoi segretari, il numero di porta.
Da buona meridionale, penso sia il caso di inviar loro un caffé, ma considerata l'intera ambientazione, è bene non rischiare malintesi di corruzione.
Entriamo nell'ennesimo ufficio, la porta semiaperta ed all'interno due segretari.
La mia collega chiede direttamente del dirigente, con fare sicuro. Il segretario la guarda e chiede se dispone di un appuntamento, e poi quasi imbarazzato, di fronte una tale forma di sicurezza, esordisce con un: "Ma lei, chi è?"
Anche questi legge l'articolo di legge, ed indica un ulteriore numero di porta in funzione del fatto che: "Il DO** non è il DA**!"
La conseguente nostra perplessità sugli acronimi è comprensibile...
Raggiungiamo l'ufficio preposto, pare proprio quello giusto al fine. Sulla porta in vetro c'è un cartello: "Per la consegna di qualsiasi documento, o per la firma del dirigente rivolgersi alla stanza n..." quella precedente. Ma ci siamo già state, e la stessa addetta scocciata ci consiglia di bussare, e forte, alla porta suddetta.
E bussiamo. Scatta la serratura meccanica, entriamo, ma la segretaria responsabile sta giocando ad un solitario al pc mentre, contemporaneamente, parla al telefono in modo privato. Sopraggiunge un'ulteriore segretaria che ci invita ad uscire e pazientare. Chiudiamo la porta alle nostre spalle.
La segretaria si libera, esce e guarda i documenti e la Legge, rientra in ufficio, parla... Esce dopo interminabili momenti e le parole sono ferme e chiare: "Bene. Il vostro compito è semplicemente di consegnare i documenti prescritti nella legge, giusto? Dirigetevi all'ufficio del Protocollo a noi preposto e lasciateli a disposizione per la registrazione!".
Finalmente!
Il Protocollo del DA** è l'ultima delle porte sul lato opposto nell'interminabile corridoio in cui ci troviamo. Se non altro, ha la tipica e familiare aria da ufficio multimediale.
Porte aperte, scrivanie vuote perché è quasi ora di pranzo. Una signora occupata con un tecnico al computer, un'altra più giovane e con l'area da buona ci guarda gentile. Le chiediamo: "E' l'incaricata del protocollo dell'ufficio DA**?", ribadendo "Il protocollo del dirigente Tizio e Caio che si occupa dell'ufficio citato in Eccetera?". Solo a seguito delle risposte affermative, consegniamo il plico.
Sfugge, d'obbligo, un sospiro.
Lei si limita a chiedere se siamo state inviate direttamente dall'ufficio preposto: sembra sorpresa.
La signora apre il plico, ne smista i documenti legali, li fotocopia. Intanto, cominciamo a chiederle se può essere così gentile da fornirci il numero del protocollo che assegnerà al plico.
La signora che fino poco prima era occupata alza gli occhi e, quasi, urla: "Perché effettua adesso il protocollo?". In tre spieghiamo la legalità dell'operazione, e la collega si fa persino fotocopiare la pagina col numero apposto sul fronte.
E nel corridoio, appena fuori gli uffici, la collega formula ad alta voce gli "Auguri!", correggendo l'affermazione, a seguito degli sguardi indiscreti degli avventori, con "Buon compleanno!".
Sorridiamo: è sollievo.
Non male, una data d'inizio di un qualcosa, forse...
Crystal Silence (2)
Alcuni anni fa in un periodo di trasformazioni, metamorfosi sociale ed emotiva, m'ha sfiorata un soffio d'aria con una colonna sonora a corredo.Questa musica, è rimasta nel cuore in pausa, a ripetersi nei momenti in cui non avevo parole per esprimere quanto accadeva.
Parla molto di me, in ogni nota. Ascoltarla ancora, non mi stanca.
Chiamavo questa musica One, come l'unico titolo inciso sulla cover del suo Cd, fino stasera, fino a quando una persona che legge di me, che mi parla interessandosi, non ne ha reperito (caparbiamente) l'autore.
Grazie Germano.
CRYSTAL SILENCE
Composer: Chick Corea
Lyricist: Neville Potter
Evidentemente... non ho altro a cui pensare
(3)
Creato da Andrea Micheloni
Dal sito di Andrea Micheloni: http://www.tankmiche.com/signs/
Per vedere modifiche al nome, aggiorna la pagina.






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