Roma Party: 17 e 18 marzo 2007 (6)
Il fine settimana del 17 e 18 marzo, a Roma è primavera.Giungo a Termini con i miei figlioli. JeanPaul (fior-jenya1) si è offerto di farci compagnia nel raggiungere casa di Sabrina (Sam), ma ci ritroviamo nel caos di due eventi importanti e di cui ignoravamo l'esistenza: un'importante partita di rugby con l'Irlanda, e la maratona.
Non è possibile prendere taxi né bus, la metro è colma di turisti, atleti e tifosi. Difficile prelevare persino il biglietto, e Jean ci guida da pirata in una marcia che segna di risa il mattino.
Sono impaziente di giungere al luogo d'incontro con gli amici.
Intanto, c'è Emilio, caro affetto della zona, e sento telefonicamente Barbara, altra persona a cui mi sento legata e che purtroppo non è in città questo fine settimana.

In casa da Sabrina non c'è mai quiete, e scopro con grande rammarico che Toni, gran cerimoniere, sta male e non sarà presente.
L'intera giornata è permeata da telefonate di amici, incontri, conoscenze, vicinanze di affetti.
Per primo Giorgio (kibra)... neanche ha dato il tempo arrivassero tutti. Naturalmente, ho provveduto a rimproverarlo bene e colmarlo di raccomandazioni (non fumare, non mangiare, non bere, non emozionarti troppo...
L'appartamento di Sabri comincia a popolarsi di ospiti.
Arriva Ivana: "ammuina popolo esagerata!"
Ivana ha eterogenee discendenze, ma prevale l'animo latino e meridionale. Porta in dono un angelo su cartoncino, da conservare gelosamente.
Ed ecco Laura (bloum): bella, androgina ed apparentemente fortissima, con un cuore delicato ed evidente. Sembra spesso spaesata, per poi restare presente, caparbia... è parte della compagnia.
Finalmente Enzo, con la bella consorte Alberta e il figliolo Stefano, che con i pargoli di Sabrina ed i miei stringe forte amicizia. Per Enzo porto enorme rispetto ed affetto, di quelli consolidati che identificano gli amici speciali. Alberta, da donna profondamente intelligente e simpatica, riesce ad integrarsi bene con noi femminucce del web.
Giungono tutti, e siamo tanti... Rivedo con piacere Renato (Coleporter) e la sua Monique (Niquette). Per Renato il tempo non passa mai, anche se stavolta ha lasciato la giacca da gangster in armadio.
Katharina (miezewau), sempre elegante si distingue in classe ed umiltà. La vedo spesso accanto ogni signora, curiosa e mai stanca.
Damiano (fadamia) impeccabile galantuomo, col bel dono artigianale che fa adesso mostra fra le pareti di casa.
Claudio (prefontaine) e Stefania (littlecow), sempre partecipi ed allegri, ci intrattengono con dialoghi a volte importanti, a volte simpatici.
Mangiamo ogni genere di dolcetti, dono di Sabri, Ivana e anche Monique.
Niente te', ma un caffé, pessimo

JeanPaul in tutt'uno col pc di Sabri, predispone la videoconferenza.
Vediamo, paziente e presente tutto il giorno: Mike (micdas). E forse lui vede anche me, ma non sono certa perché la webcam mi è totalmente estranea...
Interviene Andrea (weblink), con cui abbiamo avuto scambi già al telefono, ed Ujeb senza audio, che per parlare telefona.
Lo rimprovero
Toni non riesce a comunicare, non sta neanche bene, e ci sentiamo solo alcune volte telefonicamente per non disturbare. Sono dispiaciuta molto per la sua assenza, lo siamo tutti, e si avverte dalla totale anarchia che regna in casa di Sabrina.
Lucy, bellissima, mostra il suo ufficio in Kuwait via cam. Ha top leggero e manifesta il caldo che regna nella sua abitazione. E' assolutamente stupenda, delicata. In coro, quasi, preannunciamo un prossimo party direttamente nei suoi pressi.
Al telefono tanti affetti: Daniele (lordfly), Carla (krilù), ancora Giorgio (kibra), Raffaella (la dilettante), Angelo.
Andiamo a cena, la tavola quadrata ed accogliente nella simpatica trattoria Sole e Luna. Ordiniamo antipasti, sfiziosità e primi. La serata e poi la notte ci accoglie tiepida e allegra. Non andiamo mai via...

Domenica e siamo stanchi, naturalmente, però guardiamo la maratona nell'auspicio Enzo e famiglia, ed Ivana riescano a raggiungerci. Ed Enzo è davvero eccezionale: dribbla, corrompe
Usciamo a piedi per una passeggiata che ci fa odiare dai fanciulli: quasi emuliamo la maratona, nelle strade di una Roma isola pedonale totalmente transennata.
Maria Linda, sconvolta, più volte mi indica pseudo-nudisti in corsa fra gli atleti.
Passeggiamo, visitiamo monumenti e piazze. Entrando in Piazza del Popolo siamo sopraffatti dalla musica di un brano di Ligabue: la gente balla ed anche noi, però dobbiamo andar via perché nel pomeriggio, sia io che Ivana, abbiamo il treno del rientro. Palazzo Chigi ("Ivana: ci facciamo riprendere dai reporter della Rai, chiediamo di Mastrogiacomo?" ), gelato sul corso, piazza Navona, Pantheon... non precisamente in quest'ordine
Casa di Sabri sembra sempre troppo lontana, e sciocchi non prendiamo un taxi. Pranziamo e ci accingiamo a partire: troppo traffico, ancora transenne.
Enzo è preoccupato, e mi piacerebbe riuscire a tranquillizzarlo... cambia strada più volte. A Termini quasi non riesco a salutare perché fuggo verso il binario, e parto per tornare a Casa.
Mi piacerebbe venissero in mente per tempo tutte le parole che si desiderano dire, ed esprimerle al momento, prima che non abbiano più senso. Si può dire: vi voglio molto bene?
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Weblink e commento di Enzo
Blog di Maria Linda
Blog di Special Club (area protetta)
Blog di SitoAperto (area protetta)
Uccidere un hacker (0)
Un piccolo contributo all'autore Andrea Ferraresso che ha disegnato e liberamente distribuito, con licenza Common Creative, un fumetto ambientato in Germania (formato pdf):"Giugno 1989: dal punto di vista informatico, un secolo fa. In un bosco tra Hannover e Wolfsburg viene rinvenuto il cadavere carbonizzato di Karl Koch, un hacker tedesco conosciuto nel cyberspazio con il nick-name "Hagbard-Celine".
La morte risale al 23 maggio precedente.
Karl Koch, insieme a Pengo e Markus Hess, è stato tra i protagonisti assoluti della scena hacker tedesca (e anche europea) degli anni '80.
Resi famosi da articoli su quotidiani e riviste, da trasmissioni televisive e dal libro The cuckoo’s egg di Clifford Stoll, oltre che dal classico passaparola tipico degli ambienti underground, questi ragazzi hanno rappresentato in maniera autentica il decennio nel quale la loro stella è brillata più in alto delle altre: ribellione, curiosità, pionierismo, disagio esistenziale e un pizzico di incosciente opportunismo.
Una miscela esplosiva che ha infiammato un'esistenza conclusasi nel più tragico dei modi."
Il sito dell'autore.
Milo (0)
Acquerello e pastelli, che ho realizzato quando avevo 18 anni.La foto è ripresa col cellulare (un giorno riuscirò a predisporre tutto il materiale che ho)

Link all'immagine grande
San Valentino (2)

Desiderando pensare a qualcosa di molto candido e bello, a proposito di San Valentino, torno con la memoria ai miei quasi vent'anni e ad un ragazzo di nome Giacomo.
Bello, buono caratterialmente, sempre accompagnato dal suo migliore amico, ed io innamorata a sua insaputa.
La sera di un 13 febbraio, mentre ero diretta alla fermata del bus in loro compagnia e dell'amica di studio, l'amica propose di fidanzarci tra noi per il solo giorno successivo, corteggiando Giacomo. Ma lui rispose allegramente ribadendo come gli riuscisse difficile baciare un'amica.
Di conseguenza, e per mia fortuna, la proposta restò incompiuta.
Ci scambiavamo spesso sguardi, in quei giochi stupidi e mai svelati che non dimentichi più.
Giacomo partì per l'Emilia dopo pochi mesi, e non fece ritorno a causa di un grave incidente stradale.
Quando ripenso a lui lo vedo, poggiato alla vetrina del bar dove ci fermavamo per la colazione, mentre mi rivolge il muso del pechinese di sua madre e dice: "Dai baci a Roberta, su...".
E la chiamano: Burocrazia. (1)
L'iscrizione di un progetto pubblicitario, realizzato a seguito di una specifica richiesta legale.Questa, in sintesi, la meta da raggiungere per me ed una mia collega.
Così ci diamo appuntamento sabato mattina alle 7 e 30, ma il treno regionale parte davanti a noi, perché ho fatto tardi nel sistemare i ragazzi coi nonni.
Prendiamo, al volo ed è il caso di dirlo, un comodo bus a 100 mt dalla stazione, e raggiungiamo Napoli in tempo per recuperare il treno perso al mattino.
E Roma... piove appena. Taxi e soltanto questo mezzo di trasporto tutto il giorno: raggiungiamo il Ministero.
Occorre avere i budge per salire, ma prima passiamo per i controlli: l'allarme suona sempre. Lasciamo borse, accediamo dalla porta senza cappotto... ci fanno procedere arresi dalla nostra imbranataggine.
L'addetto ai budge non sa in che ufficio indirizzarci. Gli mostriamo l'articolo di legge in cui è riportato il nome esatto delle dipartimento e lui, esterrefatto, chiarisce questi non esiste ancora e nonostante la norma sia operativa da tempo. Ma ci indica un ufficio direttivo e procediamo verso le porte magnetiche.
Come passare? Il budge rivolto verso la serratura nera ed il meccanismo scatta: entro nella sala controllo, esco da un'altra porta, e la mia amica tarda ad arrivare perché ha commesso un errore di lettura bloccando il meccanismo.
Saliamo al quarto piano: centinaia di porte identiche e chiuse, su tutte la stessa simile dicitura.
Bussiamo alla porta col numero segnalato all'ingresso, ed il signore anziano specifica di non sapere nulla del progetto, ma illustra, contemporaneamente, dozzine di giustificazioni e spiegazioni sul "non si sa" quale ufficio e per "chissà che misterioso" dirigente con segretarie che, pare, neanche rispondano ad ipotetiche telefonate d'informazioni.
Stringe le nostre mani, firma il foglio che occorre a noi per uscire dal ministero e saluta richiudendo la porta del suo ufficio.
Io e la collega ci guardiamo comprendendo al volo i pensieri, e chiediamo ai primi avventori informazioni sull'ufficio citato nel decreto legge. Ci pilotano verso due, e poi tre stanze errate: qualcuno è gentilissimo, un altro scocciato perché lo abbiamo interrotto durante la pausa colazione.
Ogni incaricato parla di un ufficio diverso, nell'enorme similitudine degli incarichi.
Accediamo al reparto informatico: una signora bionda ed un ragazzo ci accolgono con estrema gentilezza e disponibilità. Ci accomodiamo nel ristretto e buio stanzino, e penso i due colleghi siano uniti ed amici nel dolore... Ma la signora legge l'intero articolo di legge, spiega con chiarezza il significato della dicitura, ascolta le nostre perplessità. Ci fornisce il nome di un responsabile e dei suoi segretari, il numero di porta.
Da buona meridionale, penso sia il caso di inviar loro un caffé, ma considerata l'intera ambientazione, è bene non rischiare malintesi di corruzione.
Entriamo nell'ennesimo ufficio, la porta semiaperta ed all'interno due segretari.
La mia collega chiede direttamente del dirigente, con fare sicuro. Il segretario la guarda e chiede se dispone di un appuntamento, e poi quasi imbarazzato, di fronte una tale forma di sicurezza, esordisce con un: "Ma lei, chi è?"
Anche questi legge l'articolo di legge, ed indica un ulteriore numero di porta in funzione del fatto che: "Il DO** non è il DA**!"
La conseguente nostra perplessità sugli acronimi è comprensibile...
Raggiungiamo l'ufficio preposto, pare proprio quello giusto al fine. Sulla porta in vetro c'è un cartello: "Per la consegna di qualsiasi documento, o per la firma del dirigente rivolgersi alla stanza n..." quella precedente. Ma ci siamo già state, e la stessa addetta scocciata ci consiglia di bussare, e forte, alla porta suddetta.
E bussiamo. Scatta la serratura meccanica, entriamo, ma la segretaria responsabile sta giocando ad un solitario al pc mentre, contemporaneamente, parla al telefono in modo privato. Sopraggiunge un'ulteriore segretaria che ci invita ad uscire e pazientare. Chiudiamo la porta alle nostre spalle.
La segretaria si libera, esce e guarda i documenti e la Legge, rientra in ufficio, parla... Esce dopo interminabili momenti e le parole sono ferme e chiare: "Bene. Il vostro compito è semplicemente di consegnare i documenti prescritti nella legge, giusto? Dirigetevi all'ufficio del Protocollo a noi preposto e lasciateli a disposizione per la registrazione!".
Finalmente!
Il Protocollo del DA** è l'ultima delle porte sul lato opposto nell'interminabile corridoio in cui ci troviamo. Se non altro, ha la tipica e familiare aria da ufficio multimediale.
Porte aperte, scrivanie vuote perché è quasi ora di pranzo. Una signora occupata con un tecnico al computer, un'altra più giovane e con l'area da buona ci guarda gentile. Le chiediamo: "E' l'incaricata del protocollo dell'ufficio DA**?", ribadendo "Il protocollo del dirigente Tizio e Caio che si occupa dell'ufficio citato in Eccetera?". Solo a seguito delle risposte affermative, consegniamo il plico.
Sfugge, d'obbligo, un sospiro.
Lei si limita a chiedere se siamo state inviate direttamente dall'ufficio preposto: sembra sorpresa.
La signora apre il plico, ne smista i documenti legali, li fotocopia. Intanto, cominciamo a chiederle se può essere così gentile da fornirci il numero del protocollo che assegnerà al plico.
La signora che fino poco prima era occupata alza gli occhi e, quasi, urla: "Perché effettua adesso il protocollo?". In tre spieghiamo la legalità dell'operazione, e la collega si fa persino fotocopiare la pagina col numero apposto sul fronte.
E nel corridoio, appena fuori gli uffici, la collega formula ad alta voce gli "Auguri!", correggendo l'affermazione, a seguito degli sguardi indiscreti degli avventori, con "Buon compleanno!".
Sorridiamo: è sollievo.
Non male, una data d'inizio di un qualcosa, forse...






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