Metafore e mete (0)
Mia figlia sta leggendo Il postino di Neruda. Esponendo il pensiero con metafore, ho dialogato in un'accesa discussione con gli amici del tango argentino.
Gli uomini (intesi come esseri umani) che non si donano, si ritraggono nel relazionarsi: nella passione totalmente abbandonati, e poi fuggitivi silenziosi.
Gran parte del gruppo, ieri, era cosciente di rientrare in una categoria simile.
Io stessa, forse, sono così.
Cosa accade quando svanisce il dialogo?
La persona che assiste alla trasformazione, vive nello sconcerto di un plausibile dubbio emotivo.
Ma, al di là, delle cause scatenanti: paura delle relazioni, scontentezza nel legame, disinteresse verso il partner, unione sessuale non soddisfacente... colui che si assenta agisce come il pilota che si mette nell'auto timoroso di guidare.
Rischioso accettare passaggi da chi ha timore: è pericoloso per sé e per gli altri, l'egocentrico può raggiungere apici di assenza e disinteresse totale verso colui che lo accompagna, demandandogli le responsabilità. Persino: si giustifica, ed è convinto d'aver pianificato la propria vita.
* La teoria dei numeri Uno
Chi fugge, ha dentro il numero Uno, e quando si desidera qualcuno, bisogna sia nella predisposizione mentale di essere un numero Due: due pensieri, condivisione di paure e successi, debolezze. Come nell'amore fisico: mani su mani, reciprocità.
Nella metafora dell'auto, il numero Due espone le paure, e l'altro offre assistenza e pazienza, attenzione.
L'opposto, l'essere numero Uno, porta ad avere un rapporto con qualcuno che resta immobile, fermo, come il fare sesso con chi riesce solo a ricevere.
Mi spiegavano ieri, che chi, mentalmente, è solo un numero Uno, si pone a restare solo, spesso attendendosi strategie coercitive dal partner (grande errore, e dimostrazione palese si desideri sia solo uno dei due, nella coppia, a procedere).
E questo porta anche alla considerazione che, l'Uno, non tenga al partner: perché non difende l'altro, e non tutela.
La discussione, fra gli amici, ha portato al chiarimento sereno fra le coppie.
Per mio conto, ho riflettuto su alcune vicende, e alle belle parole di una persona a cui tengo.
Sì, vivo le cose belle, è una mia scelta, e sono contenta d'essere ancora un essere umano capace di donare, nonostante la violenza e le fratture emotive, i punti di rottura organici.
Perseguo le cose belle e le incentivo, e fra queste c'è l'intimità, che è molto più rara della sola sessualità.
Spero di vivere, un giorno, l'intimità grande con qualcuno che amo.
Io resto, adesso, distante e silenziosa come lui, adattandomi, nell'attesa lui mi guardi: serena, luminosa, perché è nei miei occhi e dentro.
Abstract (0)

Ricordo, anni fa, di un delicato film sulle rivelazioni ed i capovolgimenti nel vissuto di una famiglia, dove il vecchio nonno commentava con un disarmante: "Sono confuso!".
Così sono in confusione: non riesco ad avere controllo sulle emozioni e le conseguenze, il destino, le scelte da effettuare.
Resto a guardare i cambiamenti, silenziosa, come in tutti quei momenti in cui ho timore di rovinare l'equilibrio: sospesa, a pochi passi da tutto.
Gli ultimi giorni, oltretutto, sono rimasta sorpresa da alcune parole, e i gesti di altri.
Ho cercato di memorizzare ogni momento, in maniera da renderlo impresso, dentro.
E' possibile sia tutto diverso da quanto conosco bene?
Stamani ho cercato in rete un corrispettivo delle mie sensazioni: un insetto, un evento naturale... qualcosa che resti ferma durante la mutazione.
Non sono una farfalla, perché non voglio vivere intensamente per solo un giorno, ma forse mi sento come un maggiolino: piccolo e rosso, capace di restare nel palmo, da schiacciare o decidere di tenere accanto. E il maggiolino può anche volare, allontanarsi definitivamente.
Mai, diversamente (2)
Possiamo scegliere chi essere, cosa diventare?Ieri notte ero intenta a preparare pane.
L'avevo dimenticato a lievitare, in realtà, ed ero andata a letto nell'amnesia.
Poi ho ricordato d'improvviso fra pensieri insonni, quelli dei sospesi a cui non sai dare risposte.
Mentre il pane era, finalmente, in cottura sono giunti i miei ragazzi spaventati per due che stavano litigando proprio sotto i terrazzini della mia casa.
Abito al terzo piano di un condominio, accanto una fermata della metropolitana, accanto un bel parco molto grande.
All'ingresso della metropolitana deserta c'era un ragazzo giovane, il quale stava urlando contro una ragazza coetanea.
Ho atteso.
Ho pensato: adesso smette, si calmano.
Invece il ragazzo ha cominciato a dare schiaffi alla ragazza, nel mio sgomento, e poi pugni.
Lei a terra e lui a colpirla con calci.
Sono rientrata ed ho preso il telefonino: tremavano le dita.
Il ragazzo ha aumentato i colpi, ed allora ho urlato: "Sto chiamando la polizia!"
Composto il 112 ho parlato in maniera chiara e comprensibile, poche parole in maniera si localizzasse subito la zona.
Altre mie urla nel tentativo di rassicurare la ragazza, a cui stava svanendo la voce.
Ho sperato, dall'alto del terrazzino, di riuscire a farlo smettere, farlo spaventare.
Ma sono stata poco furba perché il ragazzo ha visto di me.
Attorno un silenzio incomprensibile, i battenti tutti chiusi, un giovane che guardava a distanza proseguendo per la sua strada.
Non sono così.
Al posto di quella ragazza avrebbe potuto esserci mia figlia, avrei potuto esserci io.
La polizia è arrivata nel silenzio, e nello stesso hanno risolto: una volante ad un ingresso della metro, l'altra sotto il mio terrazzino.
errore (2)
Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.
(Mahatma Gandhi)
Accettare la differenza di età
All'improvviso e inaspettato, per rendersi subito conto di essere in un errore.
Poi... non c'è più controllo.
Svegliarsi ed averlo negli occhi, interamente, davanti nei pensieri prima del lavoro, della fame e del sonno.
Occorre dirsi di trattenere le dita, che restano a sfiorarlo, e obbligarsi a scegliere strade diverse, restare distante.
Grava essere così: qualcuno col forte senso del giusto.
Dimmi: come riesci a zittire la febbre, come si può?!
Adios Nonino (2)
Sarà che amo lo stridere delle corde quando le dita lasciano la tastiera;sarà che sono cresciuta ascoltando mio nonno suonare;
sarà che ne studiavo anch'io;
sarà che amo le silenziose parole del tango argentino.
Marcel Estivalet mentre interpreta Adios Nonino di Astor Piazzolla.






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