la pensione (0)
Noi siamo ciò che abbiamo vissuto? (1)
Mi chiedo se la nostra vita non sia un ridondande ripetersi di errori, o al contrario un tentare di sfuggirgli, invece che vivere alla ricerca di nuove possibilità.Sono cresciuta vedendo mio padre fare le valigie ed andar via, fino ad età adulta.
Fino a quando ho costruito un legame con chi, nonostante le incomprensioni, è rimasto nel proprio ruolo, amando in lui ciò che rappresentava l'opposto.
Al limite: è stato difficile allontanarlo al punto da richiedere due anni, dopo gli otto di ansie, perchè prendesse coscienza, e quattro perché smettesse di punirmi.
E non c'è mai stato pur essendo presente. Vorrei potermi contraddire.
Per assurdo ho avuto sostegno, e davvero, da coloro cui non credevo.
Oggi attorno a me molte cose, tanti fra gli affetti che frequento, mi riportano col pensiero a qualcuno che usa l'essere non presente come missione della propria vita.
E' come se l'avessi accanto ogni momento.
Ironico...
Qual è la formula, il trucco, la spiegazione di ciò?
Mi piacerebbe la casa fosse un luogo sicuro in cui far accedere solo amici che a distanza di tempo possano essere contattati.
Perché i miei ragazzi non ritengano normale l'idea di qualcuno che preferisce fuggire e allontanarsi.
Perché non ricevano le promesse, di quelle non mantenute, e insegnamenti da oratori che rientrano impuniti nella propria casa lontana.
Perché credano nelle persone e nell'amicizia, e siano loro stessi coloro che restano.
Quando meno te l'aspetti... (0)
le persone sorprendono, risultando distanti dallo status in cui le releghiamo.L'altro giorno il mio capo, che è ebreo ed ho visto presente in Chiesa, nella commemorazione per mia sorella, m'ha regalato insieme alla sua compagna una macchina per il pane, specifica per farina senza glutine.
Si, perché mia sorella aveva la Celiachia, e con lei i suoi bambini piccoli, per cui spesso provvedo.
Sorpresa, perché il mio capo, che è contro il matrimonio, contro la diffusione della specie, dalla scomparsa di mia sorella è cambiato.
Con la sua compagna ha scelto una macchina straordinaria, e non so esattamente se 'perché non so cucinare' o perché 'sono davvero un portento'!
Bah... questi uomini!
Quando cerchi e non trovi, o trovi di più (0)
Il labirinto delle esperienze, le vicissitudini, gli studi e le coincidenze è complesso.Di seguito, tre diversi spunti di riflessione.
Stamani, cercando notizie rss commissionatemi al lavoro, ho trovato un interessante articolo su un personaggio noto come paziente più famoso nella storia delle neuroscienze.
Il suo nome è Phineas Gage, vittima di una sbarra di ferro che, nel 1848, gli trapassò il cranio lasciandolo vivo ma trasformato caratterialmente.
Val la pena leggere l'articolo in questo link.
La rivista-blog, che narra le vicende di Gage, riporta fra i tag la voce "facebook", e qui ci ritroviamo nella fase di serendipità (uno dei termini di cui puoi sapere leggendo da Wikipedia, più che su un dizionario).
Cliccando, il link m'ha inviata ad un articolo sul socialnetwork e relativi commenti.
Naturalmente, da recente iscritto, ho provato curiosità. Riporto:
- "Probabilmente il primo nome cercato da chi si iscrive ad un social network per la prima volta e con approccio ludico è nella stragrande maggioranza dei casi quello del primo amore dell’adolescenza (o di qualunque altro periodo)..."
- "Io penso che la gente su Facebook cerca i compagni di scuola e cerca i vecchi amori perchè vuole ricordarseli, ma ricordarseli come erano allora.
La loro attualizzazione nell'oggi è l'effetto collaterale di questo processo. In fondo in fondo quello che quel vecchio amore è diventato ed è adesso soddisfa un'ovvia e umana curiosità presto sazia.
E' ciò che quella persona era che interessa davvero, perchè ci restituisce un pezzo di noi con lei."
La riflessione è interessante, anche se non ho avuto necessità di fare altrettanto: ancora contatto, al telefono, coloro con i quali ho desiderato costruire un legame, fra cui amici dell'infanzia.
Del testo nell'articolo mi ha, però, colpito la frase "La loro attualizzazione nell'oggi"...
La rete, per cui parzialmente lavoro, un po' mi spaventa per la facilità in cui ci si ritrova ne "la piacevolezza nell'idea dell'illusione", legata alla virtualità.
Perché ciò che vale, forse, è quanto sopravvive al sé, a ciò che sembra, alle esigenze, ai disagi, e soprattutto al bisogno; e chi vale è colui che cerca noi nell'oggi, oltre la ruvidezza dell'ovvietà.
E se ho ancora, chissà in che remota parte della mia memoria, qualche pallido desiderio questo è legato alla concretezza di quanto è rimasto: senza filtri, senza abiti cuciti su misura, senza parole opportune. Che c'è un bello straordinario, fra le cose personali di ciascuno.
due soldi, e meno (0)
Nuove ricette su Cucina da due soldi.Sto cucinando tantissimo... (il che non vuol dire che mangio). Tutto buono buono!





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